Generali, Rivoluzionari, Uomini
1835 -1848
Presentazione
dell’opera
Nel
mondo gli italiani sono conosciuti come popolo di “eroi, naviganti, poeti,
inventori e santi” cui nell’ultimo secolo si sono aggiunti gli “emigranti”, anche
se quest’ultimo termine era in qualche modo già incluso o sottinteso, una
specie di sottocategoria dei naviganti, cioè quelle persone che viaggiano per
il mondo per necessità, in cerca di fortuna e di lavoro. Giuseppe Garibaldi,
indiscutibilmente il più internazionale italiano del XIX secolo, incarna buona
parte dei suddetti attributi, ai quali però se ne aggiungono molti altri quali:
coraggio, onestà morale, senso dell’avventura, universalità, bontà, coerenza,
carisma, sangue freddo, eccetera.
Sappiamo
moltissimo di Giuseppe Garibaldi perché biografie, romanzi e testi su di lui
sono stati abbondantemente pubblicati in tutto il mondo e in varie lingue
straniere. Solo nel 2003, ad esempio in Argentina, sono apparsi due romanzi
storici su Garibaldi e Anita, che hanno riscosso grande successo. Lo stesso è
avvenuto in Brasile con il serial televisivo A casa das sete mulheres[1].
Purtroppo i suoi biografi e studiosi sono divisi in due gruppi
contrapposti, da una parte gli apologisti (tanti) e dall’altra (fortunatamente
pochi) i detrattori. Questo testo si propone di rimanere fuori da questa
diatriba e disputa, più ricerca tematica e analisi storica, affronterà il
periodo giovanile di Garibaldi in America Latina, che va dal 1835 al
Prima
di fare ciò si deve comunque sfatare un luogo comune oramai inaccettabile, che
vede Garibaldi semplicisticamente classificato come un mero uomo di “azione,
avventuriero o corsaro” impulsivo e ignorante; mentre si pongono su più alti e
nobili piedistalli sia Mazzini, uomo di “pensiero” e Cavour, statista e fine
“politico”. L’augurio è che queste semplificazioni vengano superate dopo aver
letto quanto verrà di seguito presentato: dati, fonti e prove che
certificheranno quant’è effettivamente avvenuto nella storia del giovane e
irruente Garibaldi. Mentre in Italia le campagne di Garibaldi sono state
ampiamente testimoniate dai suoi diretti collaboratori garibaldini e scrittori
al seguito[2],
la stessa cosa purtroppo non è avvenuta nel periodo giovanile sudamericano,
ecco perché si sente ancora oggi il bisogno di continuare a scavare negli
archivi e negli epistolari locali del tempo per trovare altri documenti storici
importanti. Ruffilli nell’introduzione al suo libro, scrive: “gli scrittori
garibaldini non intendono fare ricostruzioni storiche o quadri d’insieme di
un’epoca e di un’intera vicenda. Tutti insistono sul carattere particolare, di
testimonianza individuale dei loro scritti… Non per niente, dunque, i libri dei
garibaldini sono condotti su appunti e note spesso presi nel corso dei fatti
stessi; dal punto di vista, è il caso di dirlo, del testimone oculare”.
Ebbene, questo è quanto è stato scritto, detto e riportato su Garibaldi e gli
eventi occorsi in Italia dopo il 1849, ora si vogliono usare gli stessi
argomenti, visti da occhi diversi e magari registrati da persone straniere
partecipanti agli eventi storici in terra sudamericana tra gli anni 1835 e il
Ma
perché proprio GARIBALDI, gonçalves
e MITRE?
Chi
erano costoro e perché si è scelto di focalizzare maggiormente le loro figure?
Perché
furono Tre Grandi Generali, di Tre generazioni e nazionalità diverse, di
Due Mondi, con Una Sola Vocazione di internazionale Onestà ed
Esemplare Moralità. Romantici guerrieri al servizio della repubblica e dei
sacrosanti diritti di autodeterminazione dei popoli, come nazioni indipendenti,
ma unite da spiriti di libertà, oltre ogni confine territoriale e temporale.
Mentre
sono molto note le gesta e gli atti eroici, ora mitici e storici di Garibaldi
nella sua globalità e l’unico italiano diventato simbolo ed eroe di due mondi,
poco si sa, nel mondo e men che mai in Italia, di Bento Gonçalves, il
brasiliano più importante per la storia della prima esperienza repubblicana in
Brasile e di Bartolomeo Mitre, il corrispettivo generale argentino che
riporterà la democrazia in Argentina e poi si dedicherà al giornalismo e agli
studi storici, linguistici e letterari. Nella parte intermedia della sua lunga
vita Mitre diventerà anche il primo presidente della Repubblica Federale
Argentina. Molto meno si sa ancora dell’altro generale argentino, Tomas de
Iriarte perché sconosciuto al grande pubblico dei due mondi e a molti storici.
Di lui non si è riuscito a trovare tracce utili nemmeno nelle monografie e
bibliografie più accreditate degli storici garibaldini e mitriani. Sarà perché
Tomas Iriarte in queste vicende occupò un posto quasi defilato, meno da
combattente e più da testimone politico-militare, spettatore e cronista del
tempo (anche a causa di alcune sfortunate vicissitudini e scelte personali), ma
il suo apporto oculare e testimoniale è ora considerato determinante per capire
tutta la storia di quegli anni a Montevideo. Il generale Iriarte è una specie
di ponte, un vero punto di collegamento per capire i due più famosi condottieri
e leader del periodo risorgimentale sudamericano, cioè Mitre e Garibaldi. E
tutto questo ora è finalmente possibile e chiaramente ben definito, grazie
proprio a quanto analiticamente riportato nei 12 enormi volumi di Memorie
del generale Iriarte, scritte in quasi quarant’anni. Egli ci racconta gli
avvenimenti più imprevedibili e non riportati dalla storia ufficiale mondiale,
fondamentali per realizzare raffronti con molte altre Memorie o Biografie
di partecipanti agli eventi bellici e politici di quei tremendi lunghi anni,
tra cui spiccano quelle degli altri generali o comandanti dell’epico periodo,
come Josè Maria Paz, José Rivera Indarte, Antonio de Souza Neto, Mariano de
Matos, Juan Madariaga, Pedro Ferré, Juan Antonio Garreton e altri ancora. Il
generale Tomas de Iriarte, già uomo maturo e politico importante in Argentina,
dopo gli ultimi attacchi nel Parlamento di Buenos Aires (di cui era deputato),
rivolti con forza e convinzione al neo dittatore Rosas[3]
in difesa dei principi democratici e liberali in cui credeva fermamente,
ricevette minacce di morte e fu costretto a esiliarsi a Montevideo con tutta la
sua numerosa famiglia. Anche per lui l’esilio fu lungo e amarissimo perché
rimase in Uruguay fino al 1849 quando, dopo la morte del primo figlio e per
ultimo della moglie, rientrò a Buenos Aires, sempre povero e indigente, ma
vivendo onestamente e coerentemente secondo i principi morali, civili e
politici. Solo dopo molti anni riuscì a completare le sue lunghe memorie, che
aveva iniziato nel 1835 e che terminò infine nel 1871, poco prima della morte.
Va anche precisato e ricordato che prima di tutti era arrivato in Uruguay il
sergente maggiore Bartolomé Mitre, anche lui, sempre contro Rosas, giovanissimo
esule volontario a Montevideo, città di cui erano anche originari gli antenati
familiari. Qui nel 1843, il giovane a ventidue anni, incontrerà Garibaldi, e
sarà lui stesso a parlarcene descrivendolo, con arte e dovizia di dettagli,
nell’opera un Episodio Troyano di cui si parlerà più innanzi. Mitre è
l’unico dei tre grandi amici che frequenta, scrive e vede regolarmente gli
altri due, dai quali apprende sempre cose nuove e tali da mettere a frutto dopo
nel suo lungo e raggiante futuro di militare, politico e statista. Ed è per
questo motivo che la fine della cronistoria parallela dei tre grandi statisti,
morti i primi due, si chiude con l’epica vita di Mitre viaggiando lungamente e
per quasi un anno in Europa, partendo proprio dall’Italia, dove fa visite
particolari proprio ai luoghi tanto amati da Garibaldi e da Dante Alighieri,
suo prediletto autore letterario. Nel 1835, probabilmente tra il 25 novembre e
gli inizi di gennaio 1836, Giuseppe Garibaldi sbarca a Rio de Janeiro e da qui
inizia l’ininterrotto periodo in cui s’impegna in varie imprese di guerra in
America Latina e che durerà fino al 1848. Combatte prima in Brasile e poi in
Uruguay accumulando una grande esperienza nelle tattiche della guerriglia
basate sul movimento e sulle azioni a sorpresa, che poi sperimenterà con grande
successo nelle campagne d’Italia. Questa esperienza avrà un grande valore per
la formazione di Garibaldi sia come condottiero di uomini sia come tattico
imprevedibile. Si è scritto molto su questo periodo storico così importante
(battaglie, avventure, gesta, viaggi e amori), poco sono state invece
approfondite e documentate le esperienze umane, culturali e professionali dei
vari soggiorni americani. Poco ad esempio si sa del suo rapporto fervido e
privilegiato con la “Cultura Vera”, quella alta e allora dominante,
della sua intimità con letterati suoi contemporanei, che incontrò in America
Latina, con cui si confrontò, combatté, si scontrò e che sfociarono in amicizie
vere e sincere, durate spesso sino alla morte, come ad esempio quelle con gli
argentini Bartolomè Mitre, Tomas de Iriarte, José Maria Paz e Juan Bautista
Alberdi, gli uruguaiani Fructuoso Rivera, Melchor Pacheco, Joaquin Suarez e il
generale irlandese Guillermo Brown. Dei moltissimi libri, biografie e saggi
storici apparsi in questi ultimi anni sulle lotte e avventure dell’eroe dei due
mondi, sempre pochi sono quelli che evidenziano quegli approfondimenti storici
di specifica influenza culturale e interlinguistica sul suo lungo soggiorno
sudamericano, nonostante se ne fosse già fatto portavoce nel lontano 1858, lo
stesso generale Tomas de Iriarte (Memorie, Tomo XI e XII) e più recentemente
Indro Montanelli. In sintesi, appare ancora poco approfondito ed evidenziato il
grande e significativo ruolo avuto da Garibaldi nella formazione dei giovani
e grandi statisti sudamericani della successiva generazione. Le suddette Memorie
di Iriarte, seppur esistenti in Argentina, sono ancora pressoché sconosciute
alla maggior parte degli studiosi latinoamericani e internazionali, anche
perché questi libri, pubblicati moltissimi anni fa, in poche copie e mai
ristampate (anche perché in dodici grandi tomi), quindi carissimi e ora oggetto
di collezioni private e tutti insieme introvabili, anche nelle migliori
biblioteche nazionali.
Il
testo che vi apprestate a leggere non è né un racconto né un romanzo; quanto
segue è un ricco, documentato e aggiornato saggio storico basato
fondamentalmente su tre monografie, approfondite e intercalate da biografie
mirate, tutte legate al quindicennio in questione e poi incrociate tra di
loro per meglio capire la storia, e quella in particolare dei generali Garibaldi,
Gonçalves e Mitre. Tre grandi uomini onesti e amici a vita, ora miti
nei rispettivi Paesi, visti criticamente dall’occhio di molti storici e da uno
spettatore d’eccezione e oggettivo come il maturo generale Tomas Iriarte.
Costui, in quanto esiliato e inoperoso nella Montevideo assediata, registra
giorno per giorno ogni atto storico, con valutazioni e considerazioni critiche,
e a esse ci si è rifatto per studiare e meglio comprendere gli altri importanti
personaggi di primaria importanza internazionale che vi ruotano intorno:
statisti, politici, giornalisti, scrittori e intellettuali di ogni tipo
dell’America Latina e dell’Italia risorgimentale. E’ l’incontro e l’epopea di
tre vite in sudamerica negli anni decisivi delle rivoluzioni moderne del
periodo 1835-1848. Ma è anche l’epopea di tre grandi italiani all’estero che,
da amici rivoluzionari riuscirono a cambiare la storia in sudamerica: “Garibaldi,
Zambeccari e Rossetti, la gloriosa trilogia italiana in Brasile”[4].
Questi “padri della Patria” sono visti e studiati prioritariamente,
cronologicamente e collegialmente, non solo nelle loro gesta e azioni per la
libertà dei popoli e l’indipendenza delle nascenti nazioni moderne, ma anche
nei reciproci intrecci e incontri che li vedono portatori di grandi pensieri,
di azioni prodigiose, di opere e di idee nuove; i loro scritti e memorie saranno
determinanti per le sorti e la storia risorgimentale dei loro Stati. Pertanto,
anche le ricostruzioni sono state affrontate soprattutto dal punto di vista
“culturale”, anzi “interculturale e di fraterna amicizia”, presentando, di
volta in volta, solo quei personaggi che vissero, gomito a gomito, quel mitico
periodo storico, direttamente coinvolti e sempre collegati tra loro in un
disegno collegiale politico, culturale e sociale. Questi giovani condivisero,
da eroi legati da amicizie profonde e fraterne, situazioni determinanti per
raggiungere la libertà e l’indipendenza nei rispettivi Stati. Per quanto
riguarda gli italiani si è data massima importanza e spazio ai primi
garibaldini e/o mazziniani, sia a quelli che poi hanno seguito Garibaldi in
Italia, che a quei pochi che invece si fermarono e sistemarono definitivamente
in Argentina e Uruguay, dove continuarono a fare “scuola di pensiero,
giornalismo e lotta politico-sociale per le libertà e la democrazia”.
Questo saggio quindi, nasce dal vivo desiderio di maggior approfondimento
storico, realizzando una parallela e trasversale ricerca documentale e
bibliografica su testi e atti originali ricercati in Argentina, Brasile e
Uruguay durante gli ultimi cinque anni. Ma a dire il vero l’inizio scaturisce
proprio dal ritrovamento dei 12 volumi delle citate Memorie di Iriarte,
dalle quali poi ci si è mossi per cercare di realizzare le tre monografie
principali con l’apporto di nuove testimonianze storiche, incrociando i dati,
le lettere, i documenti e le memorie dei diversi attori coinvolti. Lo scopo
principale è stato comunque quello di apportare nuovi inconfutabili elementi e
dati obiettivi ragionevolmente presentati dai tanti studiosi internazionali.
[1] Letícia
Wierzchowski (Porto Alegre, 1972) é una scrittrice brasiliana e la sua opera
più conosciuta è proprio “A casa das sete mulheres”, il grande romanzo
storico da cui poi la rete televisiva Globo ha tratto la miniserie che
ha avuto tanto successo.
[2] Ci riferiamo al recente libro di Paolo
Ruffilli: Antologia di scrittori garibaldini, Oscar Mondadori, Milano,
[3] Juan Manuel de Rosas (o Rozas), era il
governatore di Buenos Aires e capo della nascente Confederazione Argentina.
Dopo l’ennesimo periodo di guerra civile e anarchia politica
[4] La definizione è tratta da pagina 325
del libro del grande scrittore e storico Pereira Baptista: “O Rio Grande dos
Farrapos e Garibaldi in Vultus e episodios do Brasil”, Companhia Editora
Nacional, São Paulo, 1932.